mercoledì 30 dicembre 2020

La moneta mariana: un progetto per l'attuazione della dottrina sociale della Chiesa


Rara avis in terris nigroque simillima cygno

Ispirandoci alla Madonna dei debitori e all'ultimo scritto di Jacques Maritain, stiamo preparando un testo divulgativo che mostrerà una proposta su come sia possibile creare ed amministrare una moneta sociale etica rispettando i principi contabili fin dal momento dell'emissione.
   La moneta mariana è un mezzo, una misura di valore che ha il valore della misura per convenzione. Starà poi alla dottrina sociale della Chiesa gestirne la distribuzione, attuando la massima per cui "gli ultimi saranno i primi".

Piano dell'opera (provvisorio):
La Moneta Mariana
- Prefazione
Indice:
- Moneta, denaro creditizio e bilanci bancari contemporanei
- Tentativi attuali di (non)riforma monetaria
- La Dottrina Sociale della Chiesa e il credito sociale
- Lo strumento della moneta mariana per impedire l'usura e la corruzione
- La moneta mariana in rapporto alle altre religioni
- Proposte concrete per l'adozione della moneta mariana
- Bibliografia

Letture consigliate:

COMPENDIO DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA
- Una Società Senza Denaro
Credito sociale e dottrina sociale della Chiesa
- L'ordinamento internazionale del sistema monetario
Debito: i primi 5.000 anni

Une Société Sans Argent
Le Crédit Social et la doctrine sociale de l'Église
De la réforme du système monétaire à la monnaie sociale : l’apport théorique de P.J. Proudhon (1809-1865)

- A Society Without Money
- Distributivism and Catholic Social Teaching
- THE LOST TRADITION OF BIBLICAL DEBT CANCELLATIONS
- The Money PSYOP
- Can banks individually create money out of nothing ?
Social Credit and the Social Doctrine of the Church
- Social Credit: an impact
Sovereign Money in Critical Context
- Surplus producers and appropriators

domenica 9 aprile 2017

Il Giubileo dei Debiti e la Sovranità istantanea: istruzioni per l'uso

Come rimettiamo i nostri debiti: il Giubileo del Debito attuato con Moneta Nostra

Con la fine dell’Anno Santo, è partita l’iniziativa Moneta Nostra per attuare il Giubileo dei Debiti. Come funziona ? E’ stata creata una pagina Facebook Moneta Nostra da dove è possibile richiedere gratuitamente un modulo standard, preparato da avvocati e commercialisti, con cui è possibile pagare tutti i debiti con banche e pubblica amministrazione, creando euro scritturali.
https://www.facebook.com/MonetaNostra

Infatti, la creazione di euro scritturali attualmente non è disciplinata dalla legge. Solo l’emissione di euro scritturali – contro fondi esistenti – è normata e riservata a banche e Istituti di Emissione di Moneta Elettronica. Ma la creazione dal nulla non è normata ed è per questo che le banche possono farlo impunemente. Ma, attenzione ! Le banche si spacciano per istituti di intermediazione. Le banche, al pubblico, raccontano che raccolgono risparmio e con questo effettuano i prestiti, e questa è una loro prerogativa. Non raccontano però che i prestiti (gli impieghi) vengono effettuati creando nuova moneta. Il pudore dei banchieri arriva al punto che la creazione di denaro non viene riportata nelle scritture contabili e nei bilanci delle banche stesse ! E’ così che tutto il denaro scritturale in circolazione non ha una origine dichiarata e pertanto risulta in nero (in inglese: shadow money).

Da qui l’idea innovativa di alcuni professionisti: se le banche creano denaro alla chetichella, il pubblico può, invece, per PAR CONDICIO, crearlo addirittura contabilizzandone la creazione !

L’iniziativa è partita in sordina nell’ottobre 2016. Due ordinanze, del Tribunale di Bolzano e del Tribunale di Cremona, sostanziano indirettamente la liceità dell’operazione. Il Tribunale di Bolzano ha detto che le banche creano denaro scritturale perché nessuna legge lo vieta (quindi, per l’art. 3 della Costituzione sull’uguaglianza, il diritto si intende esteso a tutti). Il Tribunale di Cremona ha scritto esplicitamente, citando una sentenza della Cassazione del 2007: “..ai fini dell’adempimento delle obbligazioni pecuniarie… il debitore ha facoltà di offrire, quando la legge non ponga specifiche limitazioni, moneta scritturale in luogo di quella legale… senza che il creditore possa rifiutarla senza giustificato motivo.”

E’ partito così il Giubileo dei debiti attraverso la pagina Facebook “Moneta Nostra”. Il 23 gennaio 2017 la Banca d’Italia ha confessato che le banche creano denaro e creano depositi esentasse:
https://iassem.blogspot.it/2017/03/forensic-evidence-risposta-della-banca.html

Il 22 marzo 2017 si è tenuto il primo corso di “Forensic accounting della creazione di denaro” ad Ancona, anche per formare i professionisti che volessero aderire all’iniziativa sia pagando in proprio le rispettive Casse con il sistema Moneta Nostra, sia facendo da consulenti a quanti scelgooo questa strada di sdebitamento. L’elenco dei professionisti già aderenti è sulla pagina facebook: https://www.facebook.com/MonetaNostra

Il 28 marzo 2017, l’AD di Carige in assemblea ha affermato e ribadito che la banca non contabilizza decine di miliardi creati dal nulla:
https://iassem.blogspot.it/2017/03/intervento-allassemblea-azionisti-di.html


Diffondete la lieta novella ed adoperatevi per il nuovo rinascimento !

lunedì 27 febbraio 2017

La Chiesa-banca o la Chiesa della gente ?

La Chiesa-banca o la Chiesa della gente ?

Dopo la regina d'Inghilterra e la famiglia reale saudita, il Vaticano è il terzo latifondista più grande del mondo con proprietà che superano i 177 milioni di acri, ovvero 716mila chilometri quadrati. Per fare un paragone, tutta l'Italia occupa appena 300mila km quadrati.

La più grande invenzione delle Chiese è stata quella di prendere, loro, le elemosine per perdonare peccati commessi contro altre persone. Invece di indennizzare direttamente le vittime, così si mette di mezzo un intermediario tra il carnefice e la vittima lasciando quest'ultima a bocca asciutta ma arricchendo notevolmente la Chiesa. L'assurdità di questo sistema diventa evidente se si considera che fu perfezionato dalla famiglia di banchieri dei Medici cui dobbiamo il primo Papa banchiere, Leone X


Una cosa simile avviene con la rappresentanza democratica parlamentare, dove i legittimi diritti di tutto il popolo vengono sussunti da una casta di parlamentari, lasciando la gente a bocca asciutta.

E' in questa chiave che si capisce come, dalla bla-bla-land del Vaticano, non arriva mai un "Giubileo di tutti i debiti", che era il vero scopo originario della proclamazione dell'anno del Signore.

venerdì 13 gennaio 2017

Canzone e preghiera

Pope Benedict XVI In the German Bundestag


Pope Benedict XVI In the German Bundestag on 22 September 2011

The spoken word applies
https://www.bundestag.de/parlament/geschichte/gastredner/benedict/rede/250244
 
Dear Mr President,
Mr President of the Bundestag!
Ms Federal Chancellor!
Mr. President of the Federal Council!
Ladies and gentlemen,
 
It is my honor and pleasure to speak in front of this House - before the Parliament of my German fatherland, which is meeting here as a democratically elected representative, to work for the good of the Federal Republic of Germany. I would like to thank the President of the Bundestag for his invitation to this speech as well as for the kind words of the welcome and appreciation with which he has received me. In this hour I turn to you, ladies and gentlemen, certainly also as a countryman, who knows his origins all his life, and who pursues the fate of the German homeland with sympathy. But the invitation to this speech applies to me as a Pope, as Bishop of Rome, who bears the supreme responsibility for Catholic Christendom. They thus acknowledge the role played by the Holy See as a partner within the community of nations and nations. From this point of international responsibility, I would like to give you a few thoughts on the foundations of the free legal state.
 
Let me start my reflections on the foundations of law with a little story from the Holy Scriptures. In the first book of the kings it is narrated that God made a request to the young King Solomon on his accession to the throne. What will the young ruler ask at this important moment? Success - Wealth - Long Life - Destruction of the Enemies? He does not ask for these things. He asks, "Give your servant a hearing heart, so that he may govern your people and distinguish good from evil" (1 Kings 3: 9). The Bible wants to tell us with this story what ultimately a politician must arrive at. His ultimate measure and the reason for his work as a politician must not be success, and certainly not material gain. Politics must be struggling for justice and thus create the basic prerequisite for peace. Of course, a politician will seek the success that opens up the possibility of political design. But success is subordinated to the criterion of justice, the will to right, and the understanding of law. Success can also be seduction and thus can open the way for the falsification of the law, for the destruction of justice. "Take the right away-what then is a state more than a great band of robbers," Saint Augustine once said. We Germans know from our own experience that these words are not an empty fright. We have seen that power has been separated from law, that power has been right, has crushed the right, and that the state has become the instrument of the destruction of justice, a very well-organized band of robberies which threaten the whole world and drive it to the edge of the abyss could. Serving the right to defend the rule of injustice is and remains the basic task of the politician. In a historical hour, in which human power has become powerless, which has hitherto been inconceivable, this task becomes particularly urgent. Man can destroy the world. He can manipulate himself. He can, so to speak, make people and exclude people from being human. How do we recognize what is right? How can we differentiate between good and evil, between true law and false law? The Salomonian question remains the decisive question before the politician and politics stand today.
In a large part of the legally regulated matters, the majority can be a sufficient criterion. But that in the fundamental questions of law, which is concerned with the dignity of man and mankind, the principle of majority is not sufficient: Everyone responsible must seek the criteria of his orientation in the formation of the law. In the third century, the great theologian Origen had justified the resistance of the Christians against certain valid legal orders: "If anyone were with the Scythians who have godless laws, and would be forced to live with them, he would be very reasonable If, in the name of the law of truth, which is indeed illegal with the Scythians, he would form, together with the like-minded, in opposition to the existing system of ordinances ... "
 
From this conviction, the resistance fighters have acted against the Nazi regime and against other totalitarian regimes, thus serving the right and humanity as a whole. For these people, it was indisputably evident that actual law was in fact wrong. But in the decisions of a democratic politician, the question of what now corresponds to the law of truth, which is true and law can not be as evident. What is the right to the fundamental anthropological questions and can become valid law, is by no means simply plain. The question of how to recognize the true rights and thus to serve justice in the legislation was never easy to answer, and it has become much more difficult nowadays in the wealth of our knowledge and ability.
 
How do you recognize what is right? In history, legal orders have been almost religiously justified: from the viewpoint of the divinity, it is decided what is right among men. In contrast to other great religions, Christianity has never given the state and society a right to revelation, a legal order of revelation. Instead, it has referred to nature and reason as the true sources of the law - the convergence of objective and subjective reason, which, of course, presupposes the foundation of both spheres in the creative reason of God. Christian theologians have thus joined a philosophical and legal movement, which had formed since the second century BC. In the first half of the second century BC there was an encounter between the natural law of nature, developed by Stoic philosophers, and responsible teachers of Roman law. In this contact was born the Western legal culture, which was and is of decisive importance for the legal culture of mankind. From this pre-Christian connection of law and philosophy the path goes through the Christian Middle Ages into the development of the right to the Enlightenment up to the explanation of the human rights and up to our German basic law, with which our people 1949 to the "inviolable and inalienable human rights as the basis of every human Community, peace and justice in the world ".
For the development of the law and for the development of humanity, it was decisive that the Christian theologians had placed themselves on the side of philosophy against the religious right demanded by the belief in the gods, and recognized reason and nature as mutually exclusive as the valid source of law. Paul had already made this decision in the letter to the Romans when he said, "If heathen who do not have the law (the Torah of Israel) do by nature what is required by law, they are ... themselves law . They show, therefore, that the demand of the law is written in their hearts; Their conscience bears witness to it ... "(Rom 2:14). Here the two basic conceptions appear to be nature and conscience, where conscience is nothing but the listening heart of Solomon, as the reason open to the language of being. If the question of the foundations of the legislation seemed to have been resolved in the course of the Enlightenment, the Declaration of Human Rights after the Second World War, and the constitution of our Basic Law, a dramatic change in the situation has taken place in the last half century. The idea of ​​natural law is now regarded as a special Catholic doctrine, which would not be worth discussing outside the Catholic sphere, so that one is almost ashamed to mention the word at all. I would like to briefly explain why this situation arose. In the first place, the thesis is that there is an unbridgeable ditch between Being and Ought. There can be no ought to be from being because there are two completely different areas. The reason for this is the generally accepted positivistic understanding of nature and reason. If one considers nature, in the words of H. Kelsen, as "an aggregate of being things connected with one another as cause and effect," then no kind of ethical direction can emerge from it. A positive concept of nature, which understands nature purely functionally, as natural science explains it, can not create a bridge to ethos and law, but in turn can only produce functional answers. But the same also applies to reason in a positive understanding which is widely regarded as a purely scientific one. What is not verifiable or falsifiable does not belong to the realm of reason in the strict sense. For this reason, ethos and religion must be assigned to the space of the subjective and fall out of the realm of reason in the strict sense of the word. Where the sole rule of positivist reason is valid-and this is the case in our public consciousness-the classical sources of knowledge for ethics and law are overridden. This is a dramatic situation that is all about and a public discussion is necessary to urgently invite is an essential intention of this speech.
 
The positivistic concept of nature and reason, the positivistic world-view as a whole, is a great part of human knowledge and human ability, which we must never dispense with. But, as a whole, it is not a culture which is adequate to humanity in its breadth. Where positivistic reason alone sees itself as a sufficient culture and banishes all other cultural realities into the status of subculture, it diminishes man, even it threatens his humanity. I am saying this with regard to Europe, in which broad circles try to recognize only positivism as a common culture and as a common basis for the formation of law, all the other insights and values ​​of our culture are subordinated to the status of a subculture, and thus Europe opposes other cultures The world is placed in a status of lack of culture, and at the same time extremist and radical currents are challenged. The exclusively giving positivist reason, which can not perceive anything beyond the functioning, resembles the concrete buildings without windows, in which we give ourselves climate and light, no longer want to relate both to the wide world of God. And yet we can not conceal the fact that in this self-made world we quietly draw from the supplies of God, which we transform into our products. The windows must be torn open again, we must again see the expanse of the world, the sky and the earth, and learn all this to be right.
 
But how does it work? How do we find ourselves in the vastness, in the whole? How can reason find its greatness again without losing its way into the irrational? How can nature again appear in its true depth, in its claim, and with its instruction? I recall a process in recent political history, hoping not to be misunderstood, and not to produce too many unilateral polemics. I would say that since the 1970s, the occurrence of the ecological movement in German politics has probably not torn open windows, but it has been and remains a cry for fresh air, which can not be overthrown and can not be pushed aside Much irrational in it. Young people had become aware that something was wrong in our dealings with nature. That matter is not only material for our making, but that the earth itself carries its dignity within itself, and we must follow its instructions. It is clear that I am not making propaganda for a certain political party here-nothing is more important to me than this. If something is wrong in our dealings with reality, then we must all seriously consider the whole thing, and we are all referred to the question of the foundations of our culture at all. Allow me, for a moment, to remain at this point. The importance of ecology is now undisputed. We must listen to the language of nature and respond accordingly. However, I would like to emphasize a point that is still largely ignored: there is also an ecology of man. Man, too, has a nature which he must respect and which he can not manipulate as he likes. Man is not only self-sufficient freedom. Man is not himself. He is spirit and will, but he is also nature, and his will is right when he listens to nature, respects him, and accepts himself as the one who is, and who is not himself Has. This is precisely the way in which real human freedom takes place.
 
Let us return to the basic concept of nature and reason, from which we have proceeded. The great theoretician of legal positivism, Kelsen, abandoned the dualism of Being and Duty at the age of 84 years - 1965. He had said that norms can only come from the will. Nature, therefore, could contain norms only when a will has inserted these norms into them. This, in turn, would presuppose a creative god, whose will has entered into nature. "Discussing the truth of this faith is completely hopeless," he notes. For real? - I would like to ask. Is it really pointless to consider whether objective reason, which is shown in nature, does not presuppose a creative reason, a creator spirit ?
 
At this point, Europe's cultural heritage should come to our aid. The idea of ​​human rights, the idea of ​​the equality of all human beings before the law, the recognition of the inviolability of human dignity in every individual human being, and the knowledge of the responsibility of human beings for their actions has been developed from the conviction of a creator god. These cognitions of reason form our cultural memory. To ignore it or to regard it as a mere past would be an amputation of our culture as a whole and would deprive it of its totality. The culture of Europe has arisen from the encounter between Jerusalem, Athens and Rome - from the encounter between the faith of Israel, the philosophical reason of the Greeks and the legal thought of Rome. This triple encounter forms the inner identity of Europe. In the consciousness of man's responsibility before God and in the acknowledgment of the inviolable dignity of man, of every human being, he set standards of the right to defend us in our historical hour.
 
A petition has been given to the young King Solomon at the hour of his office. How would it be if we, the legislators of today, were given a request? What would we ask? I think today, in the end, we could only wish for nothing else but a listening heart - the ability to distinguish between good and evil, and so to put true justice, justice and peace. Thank you for your attention!

mercoledì 9 novembre 2016

Papa: si salvano le banche e non le persone, è una vergogna

Papa Francesco \ Incontri e Eventi
Francesco: si salvano le banche e non le persone, è una vergogna http://it.radiovaticana.va/news/2016/11/05/francesco_si_salvano_le_banche_e_non_le_persone/1270369
L'incontro di Francesco con i Movimenti Popolari - ANSA
L'incontro di Francesco con i Movimenti Popolari - ANSA
E' uno scandalo salvare le banche e non quella che è la "bancarotta dell’umanità". Così il Papa ha parlato dei migranti e dei rifugiati, incontrando in Vaticano circa cinquemila membri dei Movimenti Popolari, partecipanti al Terzo incontro mondiale che si è concluso questo sabato a Roma. A loro ha chiesto di proseguire l'impegno per un mondo che rimetta al centro "l'essere umano”. Francesca Sabatinelli:

"Terra, casa e lavoro per tutti": questo il grido con il quale il Papa esprime la sete di giustizia di tutti i partecipanti al terzo incontro dei movimenti popolari. Francesco ricorda l’ultimo appuntamento in Bolivia e loda il percorso intrapreso dai movimenti popolari, e il dialogo tra i “milioni di persone che lavorano quotidianamente per la giustizia in tutto il mondo”, e che sta “mettendo radici”:
Il terrore e i muri
Tuttavia, questa germinazione, che è lenta, è minacciata da “forze potenti che possono neutralizzare questo processo di maturazione di un cambiamento che sia in grado di spostare il primato del denaro e mettere nuovamente al centro l’essere umano”:
Quien gobierna entonces? El dinero …
“Chi governa allora? Il denaro. Come governa? Con la frusta della paura, della disuguaglianza, della violenza economica, sociale, culturale e militare che genera sempre più violenza in una spirale discendente che sembra non finire mai”.
Francesco parla del terrorismo di base che deriva dal controllo globale del denaro sulla terra. Di questo si alimentano il narco-terrorismo, il terrorismo di stato e quello che alcuni erroneamente chiamano terrorismo etnico o religioso:
Ningun pueblo, ninguna religiòn ees terrorista…
“Nessun popolo, nessuna religione è terrorista. È vero, ci sono piccoli gruppi fondamentalisti da ogni parte. Ma il terrorismo inizia quando «hai cacciato via la meraviglia del creato, l’uomo e la donna, e hai messo lì il denaro» (Conferenza stampa nel volo di ritorno del Viaggio Apostolico in Polonia, 31 luglio 2016). Tale sistema è terroristico”.
La Chiesa si ribella contro “l’idolo denaro che regna invece di servire, tiranneggia e terrorizza l’umanità”. E’ tirannia terroristica e quando questo terrore, espresso nelle periferie con “massacri, saccheggi, oppressione e ingiustizia” esplode “con diverse forme di violenza”, i cittadini “sono tentati dalla falsa sicurezza dei muri fisici o sociali”:
Muros que encierran a unos y destierran a otros …
“Muri che rinchiudono alcuni ed esiliano altri. Cittadini murati, terrorizzati, da un lato; esclusi, esiliati, ancora più terrorizzati, dall’altro”.
La paura alimentata e manipolata diviene “buon affare per i mercanti di armi e di morte”. E’ una paura che “anestetizza di fronte alla sofferenza degli altri” e che alla fine rende crudeli. Ed è qui che Francesco chiede di pregare affinché Dio possa dare coraggio a coloro che hanno paura e possa ammorbidire i loro cuori in questo anno della misericordia che “è il miglior antidoto contro la paura”, “meglio degli antidepressivi e degli ansiolitici. Molto più efficace dei muri, delle inferriate, degli allarmi e delle armi. Ed è gratis: è un dono di Dio". Francesco chiede di “continuare a costruire ponti tra i popoli” per abbattere “i muri dell’esclusione e dello sfruttamento”, e chiede anche di affrontare il terrore con l’amore.
L’Amore e i ponti
Il Papa rivolge il pensiero a chi è privato della dignità del lavoro, a chi è vittima degli “ipocriti” che “per difendere sistemi ingiusti, si oppongono a che siano guariti”. Parla delle realtà di lavoro “inventate” dai “poveri organizzati”, come le cooperative, o il recupero di una fabbrica fallita:
… estàn imitando a Jesùs …
“State imitando Gesù, perché cercate di risanare, anche se solo un pochino, anche se precariamente, questa atrofia del sistema socio-economico imperante che è la disoccupazione”.
‘Terra, casa e lavoro per tutti’, il grido dei popoli che il Papa fa proprio, è “un progetto-ponte dei popoli di fronte al progetto-muro del denaro”. Bisogna “aiutare a guarire il mondo dalla sua atrofia morale”, che è il contrario dello sviluppo.
Bancarotta e salvataggio
Francesco guarda al dramma dei rifugiati e degli sfollati, così come fece a Lampedusa parla di vergogna per “una situazione obbrobriosa”. Alla bancarotta di una banca risponde la comparsa di “somme scandalose” per salvarla, dice, così non è per la "bancarotta dell’umanità":
Y asì el Mediterràneo se ha convertido en un cementerio …
“E così il Mediterraneo è diventato un cimitero, e non solo il Mediterraneo... molti cimiteri vicino ai muri, muri macchiati di sangue innocente”.
Nessuno dovrebbe mai fuggire dalla propria patria, il male diviene doppio quando “il migrante si vede gettato nelle grinfie dei trafficanti”, è triplo, “se arrivando nella terra in cui si pensava di trovare un futuro migliore, si viene disprezzati, sfruttati e addirittura schiavizzati”. Ai presenti il Papa chiede di essere solidali, così come sa fare chi ha sofferto. “Forse con il vostro esempio – è l’augurio – alcuni Stati e Organizzazioni internazionali apriranno gli occhi”
Francesco affronta un altro tema dell’incontro: il rapporto tra popolo e democrazia che, anziché essere “naturale e fluido”, può correre “il pericolo di offuscarsi fino a diventare irriconoscibile”:
La brecha entre los pueblos y nuestras formas actuales de democracia…
“Il divario tra i popoli e le nostre attuali forme di democrazia si allarga sempre più come conseguenza dell’enorme potere dei gruppi economici e mediatici che sembrano dominarle”.
Il Papa quindi incita i movimenti popolari a non aver paura ad entrare “nelle grandi discussioni, nella Politica con la maiuscola” ma avverte : si può essere tollerati, aggiunge, fin quando non si “in discussione l’economia o la politica con la maiuscola”. Mettere in discussione le “macrorelazioni”, strillare e gridare al potere, non fa essere più tollerati, dice il Papa, perché si esce “dalla casella”, perché ci si mette “sul terreno delle grandi decisioni che alcuni pretendono di monopolizzare in piccole caste”. Ecco che la democrazia si atrofizza e lascia fuori “il popolo nella sua lotta quotidiana  per la dignità”.
Francesco ripete quando detto in passato che il futuro dell’umanità “è soprattutto nelle mani dei popoli”, e che anche la Chiesa “può e deve, senza pretendere di avere il monopolio della verità, pronunciarsi e agire”. Parla poi del rischio di lasciarsi corrompere, perché la corruzione “non è un vizio esclusivo della politica”, ma esiste ovunque e indica la giusta via, per i politici, come per i dirigenti sociali, come per gli stessi pastori: “bisogna vivere la vocazione di servire con un forte senso di austerità e di umiltà”. Laddove austerità è intesa come morale e umana, specifica il Papa per sgombrare il campo da ogni equivoco.
Chiunque sia legato a cose troppo materiali o allo specchio, è l’indicazione, preghi “Dio di liberarlo da questi lacci”. Chiunque invece sia “affezionato” a tutto ciò, “non si metta in politica, non si metta in un’organizzazione sociale o in un movimento popolare, perché farebbe molto danno a se stesso e al prossimo e sporcherebbe la nobile causa che ha intrapreso”. “Davanti alla tentazione della corruzione, non c’è miglior rimedio dell’austerità, morale-personale, praticare l’austerità è, in più, predicare con l’esempio”:
Les pido que no subestimen el  valor ,,,
“Vi chiedo di non sottovalutare il valore dell'esempio perché ha più forza di mille parole, di mille volantini, di mille 'mi piace', di mille retweets, di mille video su youtube".
E’ l’esempio il miglior modo per “promuovere il bene comune” e il progetto-ponte di ‘Terra, casa e lavoro per tutti’. A tutti i dirigenti il Papa chiede quindi non stancarsi mai di “praticare questa austerità morale-personale”, agli altri chiede di esigerla dai dirigenti:
La corrupciòn, la soberbia, el exhibicionismo de los dirigentes…
“La corruzione, la superbia e l’esibizionismo dei dirigenti aumenta il discredito collettivo, la sensazione di abbandono e alimenta il meccanismo della paura che sostiene questo sistema iniquo”.
In conclusione il Papa cita ai movimenti l’esempio di Martin Luther King, sollecitandoli a continuare “a contrastare la paura con una vita di servizio, solidarietà e umiltà in favore dei popoli e specialmente di quelli che soffrono”. Perseverando si vedranno i frutti. E poi ripete: “Contro il terrore, il miglior rimedio è l’amore” che guarisce tutto.

giovedì 3 novembre 2016

Banche: Convegno a Roma su creazione e contabilizzazione della moneta

Per partecipare accreditarsi al seguente link: http://bit.ly/creazionedenaro


venerdì 17 giugno 2016

Intervento al Senato dell'On. Scilipoti Isgrò

Senato della Repubblica XVII LEGISLATURA
Seduta 640, 9 giugno 2016
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Scilipoti Isgrò. Ne ha facoltà.

SCILIPOTI  ISGRÒ (FI-PdL  XVII).  Signora  Presidente,  onorevoli colleghi, il disegno di legge che giunge oggi in Assemblea si colloca all'interno di un complesso percorso di riforma del settore creditizio italiano, che si inserisce nel più ampio processo in atto a livello europeo. 

Permettetemi di farvi dono di un episodio presentatosi alla mia persona pochi  giorni fa e, per essere più chiari, vi voglio parlare di una frase che da alcuni  giorni è oggetto dei miei pensieri: «È  più facile che un cammello  passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli» (Matteo, 19,24).

LEZZI (M5S). Amen.

SCILIPOTI  ISGRÒ (FI-PdL  XVII).  È  una  parola  essenziale  per comprendere il rapporto di Gesù con la ricchezza. L'immagine è forte, paradossale, com'è nello stile semitico. Tra la ricchezza e il Regno di Dio c'è incompatibilità  ed  è  inutile  voler  annacquare  un  insegnamento  che  più  volte ritroviamo nella predicazione di Gesù, quando dirà, ad esempio, che non si può servire Dio e Mammona (cioè la ricchezza). O quando sembra chiedere al giovane ricco rinunce impossibili all'uomo, ma non a Dio.

PRESIDENTE.
La prego di attenersi all'argomento oggetto della discussione.

SCILIPOTI  ISGRÒ (FI-PdL  XVII).  Mi  dispiace  contraddirla,  Presidente, ma è argomento proprio della discussione.
Che cosa condanna allora Gesù? Non certamente i beni di questa terra in sé, ma chi è attaccato ad essi. E perché? È chiaro: perché tutto appartiene a Dio e il ricco invece si comporta come se le ricchezze fossero sue. Il fatto è che le ricchezze prendono facilmente nel cuore umano il posto di Dio e  accecano  e  facilitano  ogni  vizio.  Paolo,  l'apostolo,  scriveva:  «Coloro  che vogliono arricchire, cadono nella tentazione, nel laccio e in molte bramosie insensate  e  funeste,  che  fanno  affogare  gli  uomini  in  rovina  e  perdizione. L'attaccamento al denaro, infatti, è la radice di tutti i mali; per il suo sfrenato
desiderio  alcuni  hanno  deviato  dalla  fede  e  si  sono  da  se  stessi  tormentati con molti dolori». 

Quale allora l'atteggiamento di chi possiede? Occorre che egli abbia
il cuore libero, totalmente aperto a Dio, che si senta amministratore dei suoi
beni e sappia, come ha detto Giovanni Paolo II, che sopra di e
ssi grava un'ipoteca sociale. I beni di questa terra, non essendo un male per se stessi, non è  il  caso  di  disprezzarli,  ma  bisogna  usarli  bene.  Non  la  mano,  ma  il  cuore deve stare lontano da essi. Si tratta di saperli utilizzare per il bene degli altri. 

Chi è ricco lo è per gli altri. 

«Io ho scelto Dio solo, nessunissima altra cosa» e sono certo che quando apparirò davanti al Dio dei nostri padri, il suo figlio e nostro fratello Gesù  non  mi  dirà:  «È  più  facile  che  un  cammello  passi  per  la  cruna  di  un ago, che un ricco entri nel Regno dei Cieli».  E  per  voi,  miei  amati  fratelli, banchieri,  bancari,  parlamentari,  religiosi,  economisti,  imprenditori  e  commercianti, spero che le vostre sorde orecchie non sentano l'assordante grido nel deserto del coerede di Dio e nostro signore Gesù Cristo dirvi: «È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel Regno dei Cieli»! 

Ma adesso ritorniamo al disegno di legge, oggetto del mio intervento.  Vi  stavo  parlando  del  provvedimento  recante  «Disposizioni  urgenti  in materia di procedure esecutive e concorsuali, nonché a favore degli investitori in banche in liquidazione». Il testo si prefigge l'obiettivo di accelerare il recupero del credito a tutela di chi concede finanziamenti.

Come sapete, ho già affrontato il problema più e più volte in passato, schierandomi dalla parte di tutti quei cittadini e consumatori vessati da tassi
di interesse fuori controllo e da indebiti bancari di varia natura. A maggior ragione oggi, mi sento di fare una riflessione profonda perché pare che la situazione non sia destinata a migliorare. 

Nella Bibbia si legge: «Il ricco domina sul povero e chi riceve prestiti  è  schiavo  del  suo  creditore».  Personalmente  ritengo  che  questa  citazione descriva perfettamente una realtà che è rimasta tristemente immutata nei secoli  anzi,  che  forse  è  stata  ulteriormente  aggravata  da  una  bramosia  di  ricchezza  che ha portato a creare delle vere e proprie mostruosità in tema di economia mondiale.

Sto parlando di signoraggio, ossia il reddito derivante dall'emissione di moneta, quel flusso di moneta derivante dalla differenza tra il valore reale e quello commerciale delle banconote stampate. Tale plusvalenza viene sottratta  al  popolo  italiano  in  virtù  della  perdita  della  sovranità  monetaria,  attuata da una lobby di affaristi ai danni delle singole nazioni. Una pratica che è stata resa possibile nel nostro Paese anche grazie alla cessione incontrollata di quote della Banca d'Italia a soggetti privati, perpetrata a tradimento nel corso degli ultimi ventiquattro anni.

PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore Scilipoti Isgrò.

SCILIPOTI  ISGRÒ (FI-PdL  XVII).  Signora  Presidente,  poiché  non posso  concludere,  chiedo  cortesemente  di  poter  consegnare  il  testo  scritto del mio intervento, affinché sia allegato al Resoconto della seduta odierna.


INTEGRAZIONE:

Eppure  nostro  Signore  Gesù  Cristo  è  stato  molto  chiaro  riguardo  la
compulsione  irrefrenabile  all'accumulo  di  ricchezze:  nel  Vangelo  secondo
Matteo,  al  capitolo  6,  versetto  19,  si  legge:  «Non  accumulatevi  tesori  sulla
terra,  dove  tignola  e  ruggine  consumano  e  dove  ladri  scassinano  e  rubano;  accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano,  e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore».

Vi dico ciò perché siamo chiamati ad amministrare il Paese non solo
con  la  diligenza  del  buon  padre  di  famiglia,  ma  con  vero  e  proprio  spirito
fraterno e cristiano, in quanto tutti gli uomini sono stati creati uguali dall'unico vero Padre che è il nostro Dio.

Di conseguenza, bisogna di fatto restituire la sovranità, attraverso la
restituzione della Banca d'Italia stessa, al popolo italiano, ed a tal proposito
fu il Governo  Berlusconi ad emanare una legge, la n. 262 del 28 Dicembre
2005,  dal  titolo  «Disposizioni  per  la  tutela  del  risparmio  e  la  disciplina  dei
mercati finanziari», in cui si riformava l'assetto proprietario della Banca d'Italia, prevedendo la restituzione entro tre anni delle quote di partecipazione al capitale in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici. 

Tale provvedimento, purtroppo, non è mai entrato in vigore; al contrario, alla  decadenza  del  Governo  Berlusconi  sono  stati  abbattuti  quei  paletti  che
mantenevano  il  controllo  nelle  mani  di  organi  pubblici,  trasformandola  di
fatto in una società con azionisti tutti privati, finanche stranieri.
Ma procediamo con ordine.

Partiamo col dire che il nostro sistema economico è ormai soggetto a
problemi  storici  che  riguardano  appunto  l'entità  dei  crediti  deteriorati  detenuti dalle banche, e l'elevato tempo richiesto nell'escussione delle garanzie e di  conseguenza  nella  difficoltà  di  reimmettere  risorse,  sempre  più  necessarie, nel circuito economico del Paese.

Difatti,  come  è  noto  a  tutti,  i  tempi  di  recupero  dei  prestiti  sono  eccessivamente  lunghi  in  Italia,  e  rappresentano  quindi  un  serio  svantaggio competitivo, sia per le banche che per le imprese del nostro Paese. Esiste, in altri termini, un «buco» italiano nel rimettere in circolazione un bene precedentemente posto a garanzia di un debito non ripagato.
Possiamo  fare  un  confronto  con  gli  altri  Paesi  europei  per  aver  ben
chiara la situazione. Vediamo appunto come in Germania, Austria e Polonia
i tempi di escussione delle garanzie sono di 12-24 mesi, mentre in Italia sono  previsti  in  media  7  anni,  cioè  più  del  triplo  del  tempo  rispetto  agli  altri  Paesi del Continente.

La  Banca  Mondiale  colloca  l'Italia  al  centoundicesimo  posto  nel
mondo, nella sua classifica che tiene conto del rapporto tra i tempi e i costi necessari per recuperare un credito, mentre i nostri principali
competitor sono  ben  lontani  da  noi:  la  Germania  al  dodicesimo  posto  nel  mondo  e  la Francia al quattordicesimo.
Il problema delle sofferenze bancarie è dovuto in gran parte a questa lentezza cronica nei tempi di recupero.

Passando  poi  ai  numeri,  possiamo  notare  come  i  crediti  deteriorati,
che si sono accumulati nei bilanci delle banche italiane in questi anni segnati dalla crisi economica, siamo alquanto elevati; in particolare, dalla fine del
2011, coinciso con la caduta del Governo Berlusconi, l'importo delle sofferenze è praticamente esploso: si è passati dai 107 miliardi di euro fino ad oltre 200 miliardi nel gennaio 2016. Le sofferenze sui prestiti a famiglie e imprese sono circa 193 miliardi di euro, di cui 140 riguardano i finanziamenti alle imprese, mentre nel 2011 erano pari a soli 70 miliardi, quindi sono più che raddoppiati.
L'importo  totale  dei  crediti  deteriorati,  verso  tutti  i  settori,  di cui  le sofferenze sono la parte più problematica, è di circa 340 miliardi di euro.
Le stime del Fondo Monetario Internazionale che riguardano l'Italia, parlano di un valore pari all'11,2 per cento di prestiti in sofferenza rispetto al totale  dei  crediti,  mentre  la  media  dell'area  euro  è  di  4,3  per  cento,  quindi siamo  ben  al  di  sopra  della  media  europea.  Questo  significa  che  per  ogni 100 euro di finanziamenti erogati dagli istituti di credito a famiglie e società, sono da considerare inesigibili in media 11,2 euro: più del 10 per cento del finanziamento, cioè, è andato completamente perso. Questo ha frenato ulteriormente l'erogazione di nuovo credito, già di per sé limitato, da parte degli
istituti  italiani,  frenando  così  quello  che  invece  dovrebbe  essere  il motore della ripresa della nostra economia.

I  prestiti  alle  imprese  italiane  continuano  a  crollare  sempre  di  più:
-0,4  per  cento  a  febbraio, -0,5  per  cento  a  marzo.  Nel  primo  trimestre  di quest'anno  il  credito  si  è  ridotto  ulteriormente  arrivando  a -0,5  per  cento  al mese (mentre nel 2015 era pari a -0,1 per cento). Lo stock di prestiti è diminuito di oltre 140 miliardi di euro.

Ci troviamo quindi di fronte ad una situazione sempre più critica non
solo  del  sistema  bancario,  ma  dell'intero  sistema  produttivo
nazionale  che investe in particolar modo le piccole e medie imprese, le quali risentono pesantemente della restrizione del credito erogato dal sistema bancario. È bene sottolineare  come  la  contrazione  del  credito  e  dell'attività  produttiva  abbia conseguenze  gravi  anche,  e  soprattutto,  sul  piano  occupazionale:  ricordiamoci che ancora oggi la disoccupazione segna livelli allarmanti, tra i più alti in Europa.

Alla luce di quanto detto, un provvedimento che ponga come obiettivo la riduzione dei tempi e la modifica delle modalità di incasso sembrerebbe l'unica via per rivalutare l'affidabilità del nostro Paese in termini di investimento, nazionale ed estero. Ma, come al solito, la questione viene sollevata esclusivamente a vantaggio di una parte coinvolta, favorendo gli interessi economici di pochi, e non viene seriamente affrontata affinché tutto il Paese possa godere appieno dei benefici conseguenti. Non si tratta, come si legge nella seconda lettera ai Corinzi di San Paolo, di mettere i cittadini nel bisogno per dare sollievo ai creditori, ma di seguire un principio di uguaglianza, cosicché  «chi  aveva raccolto molto non ne ebbe di troppo, e chi aveva raccolto poco non ne ebbe troppo poco».
 
Anche il Concilio Vaticano  II  è  abbastanza  chiaro al riguardo, nella costituzione pastorale «Gaudium et spes»: «Lo sviluppo economico non deve  essere  abbandonato  all'arbitrio  di  pochi  uomini  o  gruppi  che  abbiano  in mano un eccessivo potere economico, né della sola comunità politica, né di alcune nazioni più potenti.

Conviene, al contrario, che il maggior numero possibile di uomini, a tutti  i  livelli  e,  quando  si  tratta  dei  rapporti  internazionali,  tutte  le  nazioni possano partecipare attivamente al suo orientamento».
Cercherò di essere più chiaro passando al merito del provvedimento.
 
Il testo introduce il pegno mobiliare possessorio.  Si tratta di uno strumento
di garanzia dei crediti delle banche, prevedendo che il debitore possa costituire il pegno non possessorio sui beni mobili destinati all'esercizio dell'impresa, senza perderne il diritto all'utilizzo e permettere così il perseguimento della continuità aziendale. Si prevede quindi l'iscrizione del pegno su tutti i beni dell'azienda con la sola eccezione di quelli registrati, e potrà riguardare sia gli impianti che le merci. Si riscontrano in tal senso delle problematiche dovute al fatto che i privilegi sui beni mobili, che le norme civilistiche prevedono,  sono  completamente  annullati  in  quanto  i  creditori  privilegiati,  tra cui ci sono i dipendenti, non avranno alcuno spazio su cui esercitare il loro privilegio.  Allo  stesso  modo  questo  tipo  di  strumento  del  pegno  mobiliare non  possessorio  appare  per  così  dire  "futuristico",  in  quanto  non  provvisto ancora del relativo registro; e come abbiamo ormai imparato, questo Governo preferisce fare tweet che fare bene e presto e, con il pressapochismo con il quale procede, chissà  per quanto dovremo aspettare  che vi siano  gli strumenti  per  la  sua  applicazione.  Di  pari  passo  si  prevedono  possibili  rischi  e possibili conflitti tra i titolari del pegno acceso su beni non più esistenti  da un  lato  e,  dall'altro,  portatori  di  privilegi  che  vorranno  esercitare  il  proprio diritto. Questo strumento del pegno, quindi, si presenta poco  adatto alla dinamicità dell'economia moderna.
 
Il provvedimento prevede, inoltre, il cosiddetto patto marciano, cioè l'accordo  tra  il  cliente  (imprenditore)  e  il  soggetto  finanziatore  (la  banca  o
altro soggetto autorizzato a concedere finanziamenti). Nello specifico, viene
previsto che il contratto di finanziamento venga garantito dal trasferimento, in  favore  del  creditore,  della  proprietà  di  un  immobile  o  di  un  altro  diritto immobiliare dell'imprenditore.

Il  trasferimento  è  sospensivamente  condizionato  all'inadempimento del debitore. Appare critico il fatto che il debitore debba fornire una garanzia su un immobile di pari valore. Nel caso in  cui questo non avvenisse, la banca  potrebbe  richiedere  condizioni  economiche  finanziarie  peggiorative come ad esempio l'aumento del tasso di interesse o l'aumento del costo delle commissioni.  Altra  perplessità  riguarda  la  definizione  di  "inadempimento" contenuta  nella  norma.  Infatti  per  i  pagamenti  mensili,  bastano  tre  rate  non pagate, anche non consecutive, per far sorgere, nei sei mesi successivi, il diritto della banca ad escutere la garanzia. Sarebbe opportuno prevedere invece  un  allungamento  delle  tempistiche  che  configurano  l'inadempimento,  in altri termini, si dovrebbe prevedere che vi sia inadempimento se il mancato pagamento si protrae per oltre 12 mesi dalla scadenza di almeno sei rate, in caso di rate mensili, o di due rate se non mensili.

Un ulteriore aspetto che appare preoccupante della norma è la retroattività del patto marciano, che consente alla Banca di imporre agli imprenditori  che  hanno  già  stipulato  contratti  di  finanziamento  la  modifica  delle condizioni  contrattuali  inserendo  nel  contratto,  con  un'induzione  forzosa,  il patto marciano, senza che vi sia alcuna cautela e garanzia per il soggetto finanziato.
 
Per quanto riguarda le norme sui rimborsi per gli obbligazionisti subordinati  delle  banche  in  liquidazione,  tra  cui  la  Banca  Etruria - banca  in cui, per chi se lo fosse dimenticato, è indagato il padre del Ministro Boschi per truffa ai danni dei risparmiatori, e dove proponevano il disinvestimento dai  titoli  certi  per  comperare  dei  titoli  spazzatura - la  Banca  Marche,  Cariferrara e Carichieti, dove migliaia di risparmiatori italiani hanno visto completamente  azzerati  i  loro  risparmi,  il  testo  prevede  un  rimborso  forfettario fino  all'80  per  cento  della  cifra  investita  per chi  ha  un  reddito  lordo  basso, quantificato in meno di 35.000 euro ai fini Irpef, o un patrimonio mobiliare inferiore  ai  100.000  euro.  Qui  appare  tutta  l'illogicità  di  questa  norma.  In questo modo vengono inevitabilmente lasciati fuori tutti gli altri senza alcun motivo. C'è stata una mega truffa ai danni di migliaia di risparmiatori, e oltre ad avere subito un danno, una parte di essi si troverà ulteriormente beffata. Il rimborso deve essere previsto senza limiti restrittivi di reddito. Non si annuncia  il dovere  del  rimborso  per  poi  mettere  uno  sbarramento  discriminatorio per chi non possiede i requisiti previsti. Questo è completamente illogico e discriminante.

Le banche hanno un compito molto importante, che è quello di reggere l'economia attraverso l'uso morale della circolazione del denaro: significa che, garantito il doveroso ricavo dalla compravendita del denaro, occorre  contemporaneamente  fare  in  modo  che  il  credito,  tutelato  da  normative
statali,  cresca  e  si  evolva  a  vantaggio  di  tutta  la  comunità.  V
i  è  invece  una vera  e  propria  piaga  del  sistema  bancario  che  sfrutta,  come  visto,  le  debolezze dell'economia per fare affari sulle spalle di chi, economicamente o socialmente, è debole e indifeso.
 
Come più volte ho affermato, la politica, in quanto tale, deve tenere la schiena dritta  di fronte ad un sistema Paese che funziona male: deve abbassare il livello di tassazione, eccessivo ed iniquo, deve snellire la burocrazia dove si dimostra logorante ed inefficace, deve agevolare il credito a chi
ne ha bisogno.

I  nemici  mortali  per  la  nostra  economia  sono  le  imposte  troppo  elevate,  gli  intoppi  burocratici  e  l'impossibilità  di  avere  credito  da  parte  delle
banche. Questo testo di legge introduce una serie di nuove garanzie mobiliari e disposizioni volte sì a ridurre il tempo di incasso dei crediti per le banche,  ma  non  aiuta  di  certo  le  imprese  a  superare  le  attuali  fasi  di  difficoltà dovute  alla  pluriennale  crisi  economica  che  ancora  stiamo  vivendo  e  di  cui ancora stiamo pagando il caro prezzo, con troppe imprese e famiglie italiane che faticano ad arrivare alla fine del mese.

Oltre a non offrire quindi misure a favore delle imprese, che rappresentano a tutti gli effetti il volano della ripresa reale del Paese, il disegno di legge qui presentato appare incostituzionale, contrario ai principi costituzionali  della  tutela  del  risparmio  del  cittadino.  Ci  troviamo  di  fronte,  ahimè,
all'ennesimo provvedimento del Governo sul fronte bancario in poco più di
un anno. Questo Governo dimostra sempre più il suo volto, vi è un ossessivo iperattivismo sul tema bancario, contraddistinto da continui interventi mirati a modificarne il sistema a proprio uso e consumo, alla faccia degli ignari cittadini, e per salvare i loro amici e parenti banchieri.
 
E concludo, ricordando in quest'Aula che i risparmiatori ed i correntisti, ovvero il popolo italiano, devono essere il fine e non il mezzo della politica; parafrasando quanto si legge nella prima lettera di San Paolo a Timoteo, dobbiamo evitare «i conflitti di uomini corrotti nella mente e privi della verità, che considerano la pietà come fonte di guadagno».
Come  ho  detto  in  apertura,  Matteo  ci  ammonisce  che  nessuno  può servire due padroni, quindi una buona volta dobbiamo, in coscienza, decidere se continuare a servire Mammona, ovvero l'egoistica ricerca di un benessere materiale riservato a pochi, oppure Dio e tutti i suoi figli, e far ripartire una volta per tutte l'economia reale di questo Paese.

lunedì 29 febbraio 2016

Udienza generale: Papa Francesco condanna l'usura

 Dall'Udienza generale del 10 febbraio 2016:


"...la Sacra Scrittura esorta con insistenza a rispondere generosamente alle richieste di prestiti, senza fare calcoli meschini e senza pretendere interessi impossibili: «Se il tuo fratello che è presso di te cade in miseria ed è privo di mezzi, aiutalo, come un forestiero e ospite, perché possa vivere presso di te. Non prendere da lui interessi, né utili; ma temi il tuo Dio e fa’ vivere il tuo fratello presso di te. Non gli presterai il denaro a interesse, né gli darai il vitto ad usura» (Lv 25,35-37). Questo insegnamento è sempre attuale. Quante famiglie sono sulla strada, vittime dell’usura! Per favore preghiamo, perché in questo giubileo il Signore tolga dal cuore di tutti noi questa voglia di avere di più, l’usura. Che si ritorni ad essere generosi, grandi. Quante situazioni di usura siamo costretti a vedere e quanta sofferenza e angoscia portano alle famiglie! E tante volte, nella disperazione, quanti uomini finiscono nel suicidio perché non ce la fanno e non hanno la speranza, non hanno la mano tesa che li aiuti; soltanto la mano che viene a fargli pagare gli interessi. È un grave peccato l’usura, è un peccato che grida al cospetto di Dio. Il Signore invece ha promesso la sua benedizione a chi apre la mano per dare con larghezza (cfr Dt 15,10). Lui ti darà il doppio, forse non in soldi ma in altre cose, ma il Signore ti darà sempre il doppio."

martedì 27 ottobre 2015

Sant'Antonio, gli Usurai, gli Eretici, la Minestra Avvelenata