venerdì 30 dicembre 2016

La moneta mariana: un progetto per l'attuazione della dottrina sociale della Chiesa


Rara avis in terris nigroque simillima cygno

Ispirandoci alla Madonna dei debitori e all'ultimo scritto di Jacques Maritain, stiamo preparando un testo divulgativo che mostrerà una proposta su come sia possibile creare ed amministrare una moneta sociale etica rispettando i principi contabili fin dal momento dell'emissione.
   La moneta mariana è un mezzo, una misura di valore che ha il valore della misura per convenzione. Starà poi alla dottrina sociale della Chiesa gestirne la distribuzione, attuando la massima per cui "gli ultimi saranno i primi".

Piano dell'opera (provvisorio):
La Moneta Mariana
- Prefazione
Indice:
- Moneta, denaro creditizio e bilanci bancari contemporanei
- Tentativi attuali di (non)riforma monetaria
- La Dottrina Sociale della Chiesa e il credito sociale
- Lo strumento della moneta mariana per impedire l'usura e la corruzione
- La moneta mariana in rapporto alle altre religioni
- Proposte concrete per l'adozione della moneta mariana
- Bibliografia

Letture consigliate:

COMPENDIO DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA
- Una Società Senza Denaro
Credito sociale e dottrina sociale della Chiesa
- L'ordinamento internazionale del sistema monetario
Debito: i primi 5.000 anni

Une Société Sans Argent
Le Crédit Social et la doctrine sociale de l'Église
De la réforme du système monétaire à la monnaie sociale : l’apport théorique de P.J. Proudhon (1809-1865)

- A Society Without Money
- Distributivism and Catholic Social Teaching
- THE LOST TRADITION OF BIBLICAL DEBT CANCELLATIONS
- The Money PSYOP
- Can banks individually create money out of nothing ?
Social Credit and the Social Doctrine of the Church
- Social Credit: an impact
Sovereign Money in Critical Context
- Surplus producers and appropriators

venerdì 17 giugno 2016

Intervento al Senato dell'On. Scilipoti Isgrò

Senato della Repubblica XVII LEGISLATURA
Seduta 640, 9 giugno 2016
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Scilipoti Isgrò. Ne ha facoltà.

SCILIPOTI  ISGRÒ (FI-PdL  XVII).  Signora  Presidente,  onorevoli colleghi, il disegno di legge che giunge oggi in Assemblea si colloca all'interno di un complesso percorso di riforma del settore creditizio italiano, che si inserisce nel più ampio processo in atto a livello europeo. 

Permettetemi di farvi dono di un episodio presentatosi alla mia persona pochi  giorni fa e, per essere più chiari, vi voglio parlare di una frase che da alcuni  giorni è oggetto dei miei pensieri: «È  più facile che un cammello  passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli» (Matteo, 19,24).

LEZZI (M5S). Amen.

SCILIPOTI  ISGRÒ (FI-PdL  XVII).  È  una  parola  essenziale  per comprendere il rapporto di Gesù con la ricchezza. L'immagine è forte, paradossale, com'è nello stile semitico. Tra la ricchezza e il Regno di Dio c'è incompatibilità  ed  è  inutile  voler  annacquare  un  insegnamento  che  più  volte ritroviamo nella predicazione di Gesù, quando dirà, ad esempio, che non si può servire Dio e Mammona (cioè la ricchezza). O quando sembra chiedere al giovane ricco rinunce impossibili all'uomo, ma non a Dio.

PRESIDENTE.
La prego di attenersi all'argomento oggetto della discussione.

SCILIPOTI  ISGRÒ (FI-PdL  XVII).  Mi  dispiace  contraddirla,  Presidente, ma è argomento proprio della discussione.
Che cosa condanna allora Gesù? Non certamente i beni di questa terra in sé, ma chi è attaccato ad essi. E perché? È chiaro: perché tutto appartiene a Dio e il ricco invece si comporta come se le ricchezze fossero sue. Il fatto è che le ricchezze prendono facilmente nel cuore umano il posto di Dio e  accecano  e  facilitano  ogni  vizio.  Paolo,  l'apostolo,  scriveva:  «Coloro  che vogliono arricchire, cadono nella tentazione, nel laccio e in molte bramosie insensate  e  funeste,  che  fanno  affogare  gli  uomini  in  rovina  e  perdizione. L'attaccamento al denaro, infatti, è la radice di tutti i mali; per il suo sfrenato
desiderio  alcuni  hanno  deviato  dalla  fede  e  si  sono  da  se  stessi  tormentati con molti dolori». 

Quale allora l'atteggiamento di chi possiede? Occorre che egli abbia
il cuore libero, totalmente aperto a Dio, che si senta amministratore dei suoi
beni e sappia, come ha detto Giovanni Paolo II, che sopra di e
ssi grava un'ipoteca sociale. I beni di questa terra, non essendo un male per se stessi, non è  il  caso  di  disprezzarli,  ma  bisogna  usarli  bene.  Non  la  mano,  ma  il  cuore deve stare lontano da essi. Si tratta di saperli utilizzare per il bene degli altri. 

Chi è ricco lo è per gli altri. 

«Io ho scelto Dio solo, nessunissima altra cosa» e sono certo che quando apparirò davanti al Dio dei nostri padri, il suo figlio e nostro fratello Gesù  non  mi  dirà:  «È  più  facile  che  un  cammello  passi  per  la  cruna  di  un ago, che un ricco entri nel Regno dei Cieli».  E  per  voi,  miei  amati  fratelli, banchieri,  bancari,  parlamentari,  religiosi,  economisti,  imprenditori  e  commercianti, spero che le vostre sorde orecchie non sentano l'assordante grido nel deserto del coerede di Dio e nostro signore Gesù Cristo dirvi: «È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel Regno dei Cieli»! 

Ma adesso ritorniamo al disegno di legge, oggetto del mio intervento.  Vi  stavo  parlando  del  provvedimento  recante  «Disposizioni  urgenti  in materia di procedure esecutive e concorsuali, nonché a favore degli investitori in banche in liquidazione». Il testo si prefigge l'obiettivo di accelerare il recupero del credito a tutela di chi concede finanziamenti.

Come sapete, ho già affrontato il problema più e più volte in passato, schierandomi dalla parte di tutti quei cittadini e consumatori vessati da tassi
di interesse fuori controllo e da indebiti bancari di varia natura. A maggior ragione oggi, mi sento di fare una riflessione profonda perché pare che la situazione non sia destinata a migliorare. 

Nella Bibbia si legge: «Il ricco domina sul povero e chi riceve prestiti  è  schiavo  del  suo  creditore».  Personalmente  ritengo  che  questa  citazione descriva perfettamente una realtà che è rimasta tristemente immutata nei secoli  anzi,  che  forse  è  stata  ulteriormente  aggravata  da  una  bramosia  di  ricchezza  che ha portato a creare delle vere e proprie mostruosità in tema di economia mondiale.

Sto parlando di signoraggio, ossia il reddito derivante dall'emissione di moneta, quel flusso di moneta derivante dalla differenza tra il valore reale e quello commerciale delle banconote stampate. Tale plusvalenza viene sottratta  al  popolo  italiano  in  virtù  della  perdita  della  sovranità  monetaria,  attuata da una lobby di affaristi ai danni delle singole nazioni. Una pratica che è stata resa possibile nel nostro Paese anche grazie alla cessione incontrollata di quote della Banca d'Italia a soggetti privati, perpetrata a tradimento nel corso degli ultimi ventiquattro anni.

PRESIDENTE. La invito a concludere, senatore Scilipoti Isgrò.

SCILIPOTI  ISGRÒ (FI-PdL  XVII).  Signora  Presidente,  poiché  non posso  concludere,  chiedo  cortesemente  di  poter  consegnare  il  testo  scritto del mio intervento, affinché sia allegato al Resoconto della seduta odierna.


INTEGRAZIONE:

Eppure  nostro  Signore  Gesù  Cristo  è  stato  molto  chiaro  riguardo  la
compulsione  irrefrenabile  all'accumulo  di  ricchezze:  nel  Vangelo  secondo
Matteo,  al  capitolo  6,  versetto  19,  si  legge:  «Non  accumulatevi  tesori  sulla
terra,  dove  tignola  e  ruggine  consumano  e  dove  ladri  scassinano  e  rubano;  accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano,  e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore».

Vi dico ciò perché siamo chiamati ad amministrare il Paese non solo
con  la  diligenza  del  buon  padre  di  famiglia,  ma  con  vero  e  proprio  spirito
fraterno e cristiano, in quanto tutti gli uomini sono stati creati uguali dall'unico vero Padre che è il nostro Dio.

Di conseguenza, bisogna di fatto restituire la sovranità, attraverso la
restituzione della Banca d'Italia stessa, al popolo italiano, ed a tal proposito
fu il Governo  Berlusconi ad emanare una legge, la n. 262 del 28 Dicembre
2005,  dal  titolo  «Disposizioni  per  la  tutela  del  risparmio  e  la  disciplina  dei
mercati finanziari», in cui si riformava l'assetto proprietario della Banca d'Italia, prevedendo la restituzione entro tre anni delle quote di partecipazione al capitale in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici. 

Tale provvedimento, purtroppo, non è mai entrato in vigore; al contrario, alla  decadenza  del  Governo  Berlusconi  sono  stati  abbattuti  quei  paletti  che
mantenevano  il  controllo  nelle  mani  di  organi  pubblici,  trasformandola  di
fatto in una società con azionisti tutti privati, finanche stranieri.
Ma procediamo con ordine.

Partiamo col dire che il nostro sistema economico è ormai soggetto a
problemi  storici  che  riguardano  appunto  l'entità  dei  crediti  deteriorati  detenuti dalle banche, e l'elevato tempo richiesto nell'escussione delle garanzie e di  conseguenza  nella  difficoltà  di  reimmettere  risorse,  sempre  più  necessarie, nel circuito economico del Paese.

Difatti,  come  è  noto  a  tutti,  i  tempi  di  recupero  dei  prestiti  sono  eccessivamente  lunghi  in  Italia,  e  rappresentano  quindi  un  serio  svantaggio competitivo, sia per le banche che per le imprese del nostro Paese. Esiste, in altri termini, un «buco» italiano nel rimettere in circolazione un bene precedentemente posto a garanzia di un debito non ripagato.
Possiamo  fare  un  confronto  con  gli  altri  Paesi  europei  per  aver  ben
chiara la situazione. Vediamo appunto come in Germania, Austria e Polonia
i tempi di escussione delle garanzie sono di 12-24 mesi, mentre in Italia sono  previsti  in  media  7  anni,  cioè  più  del  triplo  del  tempo  rispetto  agli  altri  Paesi del Continente.

La  Banca  Mondiale  colloca  l'Italia  al  centoundicesimo  posto  nel
mondo, nella sua classifica che tiene conto del rapporto tra i tempi e i costi necessari per recuperare un credito, mentre i nostri principali
competitor sono  ben  lontani  da  noi:  la  Germania  al  dodicesimo  posto  nel  mondo  e  la Francia al quattordicesimo.
Il problema delle sofferenze bancarie è dovuto in gran parte a questa lentezza cronica nei tempi di recupero.

Passando  poi  ai  numeri,  possiamo  notare  come  i  crediti  deteriorati,
che si sono accumulati nei bilanci delle banche italiane in questi anni segnati dalla crisi economica, siamo alquanto elevati; in particolare, dalla fine del
2011, coinciso con la caduta del Governo Berlusconi, l'importo delle sofferenze è praticamente esploso: si è passati dai 107 miliardi di euro fino ad oltre 200 miliardi nel gennaio 2016. Le sofferenze sui prestiti a famiglie e imprese sono circa 193 miliardi di euro, di cui 140 riguardano i finanziamenti alle imprese, mentre nel 2011 erano pari a soli 70 miliardi, quindi sono più che raddoppiati.
L'importo  totale  dei  crediti  deteriorati,  verso  tutti  i  settori,  di cui  le sofferenze sono la parte più problematica, è di circa 340 miliardi di euro.
Le stime del Fondo Monetario Internazionale che riguardano l'Italia, parlano di un valore pari all'11,2 per cento di prestiti in sofferenza rispetto al totale  dei  crediti,  mentre  la  media  dell'area  euro  è  di  4,3  per  cento,  quindi siamo  ben  al  di  sopra  della  media  europea.  Questo  significa  che  per  ogni 100 euro di finanziamenti erogati dagli istituti di credito a famiglie e società, sono da considerare inesigibili in media 11,2 euro: più del 10 per cento del finanziamento, cioè, è andato completamente perso. Questo ha frenato ulteriormente l'erogazione di nuovo credito, già di per sé limitato, da parte degli
istituti  italiani,  frenando  così  quello  che  invece  dovrebbe  essere  il motore della ripresa della nostra economia.

I  prestiti  alle  imprese  italiane  continuano  a  crollare  sempre  di  più:
-0,4  per  cento  a  febbraio, -0,5  per  cento  a  marzo.  Nel  primo  trimestre  di quest'anno  il  credito  si  è  ridotto  ulteriormente  arrivando  a -0,5  per  cento  al mese (mentre nel 2015 era pari a -0,1 per cento). Lo stock di prestiti è diminuito di oltre 140 miliardi di euro.

Ci troviamo quindi di fronte ad una situazione sempre più critica non
solo  del  sistema  bancario,  ma  dell'intero  sistema  produttivo
nazionale  che investe in particolar modo le piccole e medie imprese, le quali risentono pesantemente della restrizione del credito erogato dal sistema bancario. È bene sottolineare  come  la  contrazione  del  credito  e  dell'attività  produttiva  abbia conseguenze  gravi  anche,  e  soprattutto,  sul  piano  occupazionale:  ricordiamoci che ancora oggi la disoccupazione segna livelli allarmanti, tra i più alti in Europa.

Alla luce di quanto detto, un provvedimento che ponga come obiettivo la riduzione dei tempi e la modifica delle modalità di incasso sembrerebbe l'unica via per rivalutare l'affidabilità del nostro Paese in termini di investimento, nazionale ed estero. Ma, come al solito, la questione viene sollevata esclusivamente a vantaggio di una parte coinvolta, favorendo gli interessi economici di pochi, e non viene seriamente affrontata affinché tutto il Paese possa godere appieno dei benefici conseguenti. Non si tratta, come si legge nella seconda lettera ai Corinzi di San Paolo, di mettere i cittadini nel bisogno per dare sollievo ai creditori, ma di seguire un principio di uguaglianza, cosicché  «chi  aveva raccolto molto non ne ebbe di troppo, e chi aveva raccolto poco non ne ebbe troppo poco».
 
Anche il Concilio Vaticano  II  è  abbastanza  chiaro al riguardo, nella costituzione pastorale «Gaudium et spes»: «Lo sviluppo economico non deve  essere  abbandonato  all'arbitrio  di  pochi  uomini  o  gruppi  che  abbiano  in mano un eccessivo potere economico, né della sola comunità politica, né di alcune nazioni più potenti.

Conviene, al contrario, che il maggior numero possibile di uomini, a tutti  i  livelli  e,  quando  si  tratta  dei  rapporti  internazionali,  tutte  le  nazioni possano partecipare attivamente al suo orientamento».
Cercherò di essere più chiaro passando al merito del provvedimento.
 
Il testo introduce il pegno mobiliare possessorio.  Si tratta di uno strumento
di garanzia dei crediti delle banche, prevedendo che il debitore possa costituire il pegno non possessorio sui beni mobili destinati all'esercizio dell'impresa, senza perderne il diritto all'utilizzo e permettere così il perseguimento della continuità aziendale. Si prevede quindi l'iscrizione del pegno su tutti i beni dell'azienda con la sola eccezione di quelli registrati, e potrà riguardare sia gli impianti che le merci. Si riscontrano in tal senso delle problematiche dovute al fatto che i privilegi sui beni mobili, che le norme civilistiche prevedono,  sono  completamente  annullati  in  quanto  i  creditori  privilegiati,  tra cui ci sono i dipendenti, non avranno alcuno spazio su cui esercitare il loro privilegio.  Allo  stesso  modo  questo  tipo  di  strumento  del  pegno  mobiliare non  possessorio  appare  per  così  dire  "futuristico",  in  quanto  non  provvisto ancora del relativo registro; e come abbiamo ormai imparato, questo Governo preferisce fare tweet che fare bene e presto e, con il pressapochismo con il quale procede, chissà  per quanto dovremo aspettare  che vi siano  gli strumenti  per  la  sua  applicazione.  Di  pari  passo  si  prevedono  possibili  rischi  e possibili conflitti tra i titolari del pegno acceso su beni non più esistenti  da un  lato  e,  dall'altro,  portatori  di  privilegi  che  vorranno  esercitare  il  proprio diritto. Questo strumento del pegno, quindi, si presenta poco  adatto alla dinamicità dell'economia moderna.
 
Il provvedimento prevede, inoltre, il cosiddetto patto marciano, cioè l'accordo  tra  il  cliente  (imprenditore)  e  il  soggetto  finanziatore  (la  banca  o
altro soggetto autorizzato a concedere finanziamenti). Nello specifico, viene
previsto che il contratto di finanziamento venga garantito dal trasferimento, in  favore  del  creditore,  della  proprietà  di  un  immobile  o  di  un  altro  diritto immobiliare dell'imprenditore.

Il  trasferimento  è  sospensivamente  condizionato  all'inadempimento del debitore. Appare critico il fatto che il debitore debba fornire una garanzia su un immobile di pari valore. Nel caso in  cui questo non avvenisse, la banca  potrebbe  richiedere  condizioni  economiche  finanziarie  peggiorative come ad esempio l'aumento del tasso di interesse o l'aumento del costo delle commissioni.  Altra  perplessità  riguarda  la  definizione  di  "inadempimento" contenuta  nella  norma.  Infatti  per  i  pagamenti  mensili,  bastano  tre  rate  non pagate, anche non consecutive, per far sorgere, nei sei mesi successivi, il diritto della banca ad escutere la garanzia. Sarebbe opportuno prevedere invece  un  allungamento  delle  tempistiche  che  configurano  l'inadempimento,  in altri termini, si dovrebbe prevedere che vi sia inadempimento se il mancato pagamento si protrae per oltre 12 mesi dalla scadenza di almeno sei rate, in caso di rate mensili, o di due rate se non mensili.

Un ulteriore aspetto che appare preoccupante della norma è la retroattività del patto marciano, che consente alla Banca di imporre agli imprenditori  che  hanno  già  stipulato  contratti  di  finanziamento  la  modifica  delle condizioni  contrattuali  inserendo  nel  contratto,  con  un'induzione  forzosa,  il patto marciano, senza che vi sia alcuna cautela e garanzia per il soggetto finanziato.
 
Per quanto riguarda le norme sui rimborsi per gli obbligazionisti subordinati  delle  banche  in  liquidazione,  tra  cui  la  Banca  Etruria - banca  in cui, per chi se lo fosse dimenticato, è indagato il padre del Ministro Boschi per truffa ai danni dei risparmiatori, e dove proponevano il disinvestimento dai  titoli  certi  per  comperare  dei  titoli  spazzatura - la  Banca  Marche,  Cariferrara e Carichieti, dove migliaia di risparmiatori italiani hanno visto completamente  azzerati  i  loro  risparmi,  il  testo  prevede  un  rimborso  forfettario fino  all'80  per  cento  della  cifra  investita  per chi  ha  un  reddito  lordo  basso, quantificato in meno di 35.000 euro ai fini Irpef, o un patrimonio mobiliare inferiore  ai  100.000  euro.  Qui  appare  tutta  l'illogicità  di  questa  norma.  In questo modo vengono inevitabilmente lasciati fuori tutti gli altri senza alcun motivo. C'è stata una mega truffa ai danni di migliaia di risparmiatori, e oltre ad avere subito un danno, una parte di essi si troverà ulteriormente beffata. Il rimborso deve essere previsto senza limiti restrittivi di reddito. Non si annuncia  il dovere  del  rimborso  per  poi  mettere  uno  sbarramento  discriminatorio per chi non possiede i requisiti previsti. Questo è completamente illogico e discriminante.

Le banche hanno un compito molto importante, che è quello di reggere l'economia attraverso l'uso morale della circolazione del denaro: significa che, garantito il doveroso ricavo dalla compravendita del denaro, occorre  contemporaneamente  fare  in  modo  che  il  credito,  tutelato  da  normative
statali,  cresca  e  si  evolva  a  vantaggio  di  tutta  la  comunità.  V
i  è  invece  una vera  e  propria  piaga  del  sistema  bancario  che  sfrutta,  come  visto,  le  debolezze dell'economia per fare affari sulle spalle di chi, economicamente o socialmente, è debole e indifeso.
 
Come più volte ho affermato, la politica, in quanto tale, deve tenere la schiena dritta  di fronte ad un sistema Paese che funziona male: deve abbassare il livello di tassazione, eccessivo ed iniquo, deve snellire la burocrazia dove si dimostra logorante ed inefficace, deve agevolare il credito a chi
ne ha bisogno.

I  nemici  mortali  per  la  nostra  economia  sono  le  imposte  troppo  elevate,  gli  intoppi  burocratici  e  l'impossibilità  di  avere  credito  da  parte  delle
banche. Questo testo di legge introduce una serie di nuove garanzie mobiliari e disposizioni volte sì a ridurre il tempo di incasso dei crediti per le banche,  ma  non  aiuta  di  certo  le  imprese  a  superare  le  attuali  fasi  di  difficoltà dovute  alla  pluriennale  crisi  economica  che  ancora  stiamo  vivendo  e  di  cui ancora stiamo pagando il caro prezzo, con troppe imprese e famiglie italiane che faticano ad arrivare alla fine del mese.

Oltre a non offrire quindi misure a favore delle imprese, che rappresentano a tutti gli effetti il volano della ripresa reale del Paese, il disegno di legge qui presentato appare incostituzionale, contrario ai principi costituzionali  della  tutela  del  risparmio  del  cittadino.  Ci  troviamo  di  fronte,  ahimè,
all'ennesimo provvedimento del Governo sul fronte bancario in poco più di
un anno. Questo Governo dimostra sempre più il suo volto, vi è un ossessivo iperattivismo sul tema bancario, contraddistinto da continui interventi mirati a modificarne il sistema a proprio uso e consumo, alla faccia degli ignari cittadini, e per salvare i loro amici e parenti banchieri.
 
E concludo, ricordando in quest'Aula che i risparmiatori ed i correntisti, ovvero il popolo italiano, devono essere il fine e non il mezzo della politica; parafrasando quanto si legge nella prima lettera di San Paolo a Timoteo, dobbiamo evitare «i conflitti di uomini corrotti nella mente e privi della verità, che considerano la pietà come fonte di guadagno».
Come  ho  detto  in  apertura,  Matteo  ci  ammonisce  che  nessuno  può servire due padroni, quindi una buona volta dobbiamo, in coscienza, decidere se continuare a servire Mammona, ovvero l'egoistica ricerca di un benessere materiale riservato a pochi, oppure Dio e tutti i suoi figli, e far ripartire una volta per tutte l'economia reale di questo Paese.

lunedì 29 febbraio 2016

Udienza generale: Papa Francesco condanna l'usura

 Dall'Udienza generale del 10 febbraio 2016:


"...la Sacra Scrittura esorta con insistenza a rispondere generosamente alle richieste di prestiti, senza fare calcoli meschini e senza pretendere interessi impossibili: «Se il tuo fratello che è presso di te cade in miseria ed è privo di mezzi, aiutalo, come un forestiero e ospite, perché possa vivere presso di te. Non prendere da lui interessi, né utili; ma temi il tuo Dio e fa’ vivere il tuo fratello presso di te. Non gli presterai il denaro a interesse, né gli darai il vitto ad usura» (Lv 25,35-37). Questo insegnamento è sempre attuale. Quante famiglie sono sulla strada, vittime dell’usura! Per favore preghiamo, perché in questo giubileo il Signore tolga dal cuore di tutti noi questa voglia di avere di più, l’usura. Che si ritorni ad essere generosi, grandi. Quante situazioni di usura siamo costretti a vedere e quanta sofferenza e angoscia portano alle famiglie! E tante volte, nella disperazione, quanti uomini finiscono nel suicidio perché non ce la fanno e non hanno la speranza, non hanno la mano tesa che li aiuti; soltanto la mano che viene a fargli pagare gli interessi. È un grave peccato l’usura, è un peccato che grida al cospetto di Dio. Il Signore invece ha promesso la sua benedizione a chi apre la mano per dare con larghezza (cfr Dt 15,10). Lui ti darà il doppio, forse non in soldi ma in altre cose, ma il Signore ti darà sempre il doppio."

martedì 27 ottobre 2015

Sant'Antonio, gli Usurai, gli Eretici, la Minestra Avvelenata

martedì 13 ottobre 2015

Laudato si’. Una Enciclica antisistemica

Laudato si’. Una Enciclica antisistemica

L’opinione di un marxista

di Michael Löwy

http://www.sinistrainrete.info/index.php?option=com_content&view=article&id=5863:michael-loewy-laudato-si-una-enciclica-antisistemica&catid=17:cultura&Itemid=138

pope francis malacanang 7L’«Enciclica ecologica» di Papa Francesco è un evento di importanza planetaria, dal punto di vista religioso, etico, sociale e politico.
Considerando l’enorme influenza su scala mondiale della chiesa cattolica, è un contributo cruciale allo sviluppo di una coscienza ecologica critica. E’ stata accolta con entusiasmo dai veri difensori dell’ambiente, ha al contrario suscitato inquietudine e disprezzo da parte dei religiosi conservatori, rappresentanti del capitale e ideologi dell’«ecologia di mercato». Si tratta di un documento di grande ricchezza e complessità, che inaugura una nuova interpretazione della religione giudaico-cristiana – in rottura con «il sogno prometeico di dominio sul mondo» – e propone una riflessione profondamente radicale sulle cause della crisi ecologica. In diverse parti, come per esempio nell’inseparabile associazione del «grido della terra» con il «grido dei poveri», si percepisce che la teologia della liberazione – in particolare dell’eco-teologo Leonardo Boff – è stata una delle fonti d’ispirazione.
 Nelle brevi note che seguono mi interessa enfatizzare una dimensione della Enciclica che spiega le resistenze presenti nelle establishment economico e mediatico: il suo carattere antisistemico.
Per Papa Francesco, i disastri ecologici e il cambio climatico non sono il risultato di comportamenti individuali – anche se questi hanno la loro influenza – ma degli attuali modelli di produzione e di consumo. Bergoglio non è un marxista, e la parola “capitalismo” non compare nell’Enciclica. Tuttavia risulta molto chiaro che per lui i drammatici problemi ecologici della nostra epoca sono il frutto degli «ingranaggi dell’attuale economia globalizzata» – ingranaggi che danno luogo ad un sistema globale, un «sistema di relazioni commerciali e di proprietà strutturalmente perverso» (corsivo nostro).
Quali sono, per Francesco, queste caratteristiche «strutturalmente perverse»? Prima di tutto è un sistema nel quale predominano «gli interessi limitati delle imprese» e «una discutibile razionalità economica», una razionalità strumentale che ha come unico obiettivo di massimizzare il profitto. Nondimeno «il principio della massimizzazione del profitto, che tende ad isolarsi da qualsiasi altra considerazione, è una distorsione concettuale dell’economia: se aumenta la produzione, interessa poco che si produca a spese delle risorse future o della salute dell’ambiente».
 Questa distorsione, questa perversione etica e sociale, non è propria dell’uno o dell’altro paese ma di un «sistema mondiale dove prevalgono speculazione e ricerca della rendita finanziaria che tendono ad ignorare tutto il contesto, sia gli effetti sulla dignità umana che dell’ambiente naturale. Emerge così che la degradazione ambientale e la degradazione umana ed etica sono intimamente unite» (corsivo nostro).
L’ossessione della crescita illimitata, il consumismo, la tecnocrazia, il dominio assoluto della finanza e la divinizzazione del mercato sono altre caratteristiche perverse del sistema. Nella sua logica distruttiva tutto si riduce al mercato e al «calcolo finanziario di costi e benefici». Però sappiamo che «l’ambiente è uno di quei beni che i meccanismi del mercato non sono in grado di difendere e di promuovere adeguatamente». Il mercato è incapace di farsi carico di valori qualitativi, etici, sociali, umani o naturali, cioè di «valori che eccedono qualunque calcolo».
  Il potere «assoluto» del capitale finanziario speculativo è un aspetto essenziale del sistema, come ha mostrato la recente crisi bancaria.
Il commento dell’Enciclica, in proposito, è aggressivo e demistificante: «il salvataggio ad ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza che non ha futuro e che potrà solo generare nuove crisi dopo una lunga, costosa e apparente cura. La crisi finanziaria del 2007-2008 era l’occasione per sviluppare una nuova economia più attenta ai principi etici, e per una nuova regolamentazione dell’attività finanziaria speculativa e della ricchezza virtuale. Ma non c’è stata una reazione che abbia portato a ripensare i criteri obsoleti che continuano a governare il mondo».
Questa dinamica perversa del sistema globale che «continua a reggere il mondo» è la ragione che ha portato al fallimento tutti i Vertici mondiali sull’ambiente: «ci sono troppi interessi particolari e molto facilmente l’interesse economico arriva a prevalere sul bene comune e a manipolare l’informazione per non vedere colpiti i suoi interessi».
Predominando gli imperativi dei più potenti gruppi economici «ci si potrebbe aspettare solamente alcuni proclami superficiali, azioni filantropiche isolate, e anche sforzi per mostrare sensibilità verso l’ambiente, mentre in realtà qualunque tentativo delle organizzazioni sociali di modificare le cose sarà visto come un disturbo provocato da sognatori romantici o come un ostacolo da eludere».
 L’Enciclica sviluppa, in questo contesto, una critica radicale della irresponsabilità dei «responsabili», ossia delle élites dominanti, delle oligarchie interessate alla conservazione del sistema, in relazione alla crisi ecologica: «molti di coloro che detengono più risorse e potere economico o politico sembrano concentrarsi soprattutto nel mascherare o nasconderne i sintomi, cercando solo di ridurre alcuni impatti negativi di cambiamenti climatici. Ma molti sintomi indicano che questi effetti potranno essere sempre peggiori se continuiamo con gli attuali modelli di produzione e di consumo».
In relazione al drammatico processo di distruzione degli equilibri ecologici del pianeta e la minaccia senza precedenti che rappresenta il cambio climatico, che cosa propongono i governi, o i rappresentanti internazionali del sistema (Banca Mondiale, F.M.I., ecc.)? La loro proposta è un presunto “sviluppo sostenibile”, un concetto che si è fatto una volta di più vuoto di significato, un vero flatus vocis come dicevano gli scolastici del medioevo.
Francesco non nutre nessuna illusione rispetto a questa mistificazione tecnocratica: «il discorso della crescita sostenibile diventa spesso un diversivo e un mezzo di giustificazione che assorbe valori del discorso ecologista all’interno della logica della finanza e della tecnocrazia, e la responsabilità sociale e ambientale delle imprese si riduce per lo più a una serie di azioni di marketing e di immagine».
Le misure concrete che propone l’oligarchia tecno-finanziaria sono perfettamente inefficaci, come per esempio i cosiddetti “mercati del carbonio”. La critica caustica che Papa Francesco fa a questa falsa soluzione è uno degli argomenti più importanti dell’Enciclica. Citando una risoluzione della Conferenza Episcopale Boliviana, Bergoglio scrive:
«La strategia di compravendita di “crediti di emissione” può dar luogo a una nuova forma di speculazione e non servirebbe a ridurre l’emissione globale di gas inquinanti. Questo sistema sembra essere una soluzione rapida e facile, con l’apparenza di un certo impegno per l’ambiente, che però non implica affatto un cambiamento all’altezza delle circostanze. Anzi, può diventare un espediente che consente di sostenere il super-consumo di alcuni Paesi e settori».
Passaggi come questo spiegano il poco entusiasmo per Laudato si’ da parte dei circoli ufficiali e dei partigiani dell’ecologia di mercato (o del capitalismo verde).
Sempre associando la questione ecologica con la questione sociale, Francesco insiste sulla necessità di mezzi radicali, drastici, ossia di cambio profondo, per affrontare questa doppia sfida. Il principale ostacolo per tutto questo è la «perversa» naturalezza del sistema: «la medesima logica che rende difficile prendere decisioni drastiche per invertire la tendenza al riscaldamento globale è quella che non permette di realizzare l’obbiettivo di sradicare la povertà».
Se la tesi di Laudato si’ sulla crisi ecologica è di una chiarezza e coerenza impressionante, le azioni che propone sono più limitate. Certo, molte delle sue suggestioni sono utili e necessarie, per esempio: «facilitare forme di cooperazione o di organizzazione comunitaria che difendano gli interessi dei piccoli produttori e preservino gli ecosistemi locali dalla depredazione». Ed è pure molto significativo che l’Enciclica riconosca la necessità, per le società più sviluppate, «[di] rallentare un po’ il passo, [di] porre alcuni limiti ragionevoli e anche [di] ritornare indietro prima che sia tardi»; in altre parole, «è arrivata l’ora di accettare una certa decrescita in alcune parti del mondo procurando risorse perché si possa crescere in modo sano in altre parti».   
Mancano però, più propriamente, le “misure drastiche”, come per esempio quelle che propone Naomi Klein nel suo ultimo libro Una rivoluzione ci salverà. Perché il capitalismo non è sostenibile: rompere, prima che sia troppo tardi, con le energie fossili (carbone, petrolio), lasciandole sotto terra.
Non si può pensare ad una transizione che vada più in là delle strutture perverse dell’attuale modo di produzione e consumo, senza una composizione delle iniziative antisistemiche che mettano in questione la proprietà privata, come per esempio quella delle multinazionali delle energia fossile (BP, SCHELL, TOTAL ecc.). Certo, il Papa parla della necessità di «grandi strategie che arrestino efficacemente il degrado ambientale e incoraggino una cultura della cura che impegni tutta la società», tuttavia questo aspetto strategico nell’Enciclica è poco sviluppato.
Riconoscendo che «il sistema mondiale attuale è insostenibile», Bergoglio cerca un’alternativa globale, che chiama «cultura ecologica», un mutamento che «non si può ridurre a una serie di risposte urgenti e parziali ai problemi che si presentano riguardo al degrado ambientale, all’esaurimento delle riserve naturali e all’inquinamento. Dovrebbe essere uno sguardo diverso, un pensiero, un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualità che diano forma ad una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico». Ma, ancora una volta, ci sono poche indicazioni sulla nuova economia, sulla nuova società che corrispondono a questa cultura ecologica. Non si tratta di chiedere al Papa l’adozione di un ecosocialismo, ma non c’è dubbio che l’alternativa futura rimane molto astratta.
Papa Francesco fa sua l’«opzione preferenziale per i più poveri» delle chiese latino-americane. L’Enciclica l’afferma chiaramente, come un imperativo planetario: «nelle condizioni attuali della società mondiale, dove si riscontrano tante iniquità e sono sempre più numerose le persone che vengono scartate, private dei diritti umani fondamentali, il principio del bene comune si trasforma immediatamente, come logica e ineludibile conseguenza, in un appello alla solidarietà e in una opzione preferenziale per i più poveri».
Ma nell’Enciclica i poveri non compaiono come gli attori della loro propria liberazione – il progetto più importante della teologia della liberazione.
Le lotte dei poveri, dei contadini, degli indigeni, in difesa dei boschi, dell’acqua, della terra, contro le multinazionali e il mercato agro-alimentare, sono tematiche poco presenti in Laudato si’. Francesco ha recentemente organizzato un incontro – il primo nella millenaria storia della Chiesa Cattolica – con i movimenti sociali: si tratta di un evento epocale. Rimane il fatto che nell’Enciclica ci sono pochi riferimenti ai movimenti sociali, che sono precisamente i principali attori delle lotte contro il cambio climatico: Via Campesina, Climate Justice, il Forum Sociale Mondiale, ecc.
Ovviamente, come sottolinea Bergoglio nell’Enciclica, non è compito della Chiesa sostituirsi ai partiti politici proponendo un programma di trasformazione sociale.
Per la sua analisi antisistemica della crisi, che unisce in una forma inseparabile la questione sociale con la protezione dell’ambiente naturale, il «grido dei poveri» con il «grido della terra», Laudato si’ è un prezioso ed inestimabile apporto alla riflessione e all’azione per salvare la natura e l’umanità dalla catastrofe.
Traduzione di Luca Morganti

martedì 6 ottobre 2015

La proprietà privata secondo Papa Luciani



“La proprietà privata per nessuno è un diritto inalienabile ed assoluto. Nessuno ha la prerogativa di poter usare esclusivamente dei beni in suo vantaggio oltre il bisogno quando ci sono quelli che muoiono per non aver niente, – son parole gravi – se non altro alla luce di queste parole non solo le nazioni, ma anche noi privati, specialmente noi di chiesa, dobbiamo chiederci: abbiamo veramente compiuto il precetto di Gesù, che ha detto: Ama il prossimo tuo come te stesso”.
Papa Luciani nell’Angelus del 27 settembre 1978, a due giorni dalla sua misteriosa dipartita, riferendosi al passo seguente:
– La proprietà –
23. «Se qualcuno, in possesso delle ricchezze che offre il mondo, vede il suo fratello nella necessità e chiude a lui le sue viscere, come potrebbe l’amore di Dio abitare in lui?» (1Gv 3,17). Si sa con quale fermezza i padri della chiesa hanno precisato quale debba essere l’atteggiamento di coloro che posseggono nei confronti di coloro che sono nel bisogno: «Non è del tuo avere, afferma sant’Ambrogio, che tu fai dono al povero; tu non fai che rendergli ciò che gli appartiene. Poiché è quel che è dato in comune per l’uso di tutti, ciò che tu ti annetti. La terra è data a tutti, e non solamente ai ricchi». È come dire che la proprietà privata non costituisce per alcuno un diritto incondizionato e assoluto. Nessuno è autorizzato a riservare a suo uso esclusivo ciò che supera il suo bisogno, quando gli altri mancano del necessario. In una parola, «il diritto di proprietà non deve mai esercitarsi a detrimento dell’utilità comune, secondo la dottrina tradizionale dei padri della chiesa e dei grandi teologi». Ove intervenga un conflitto «tra diritti privati acquisiti ed esigenze comunitarie primordiali», spetta ai poteri pubblici «adoperarsi a risolverlo, con l’attiva partecipazione delle persone e dei gruppi sociali».
Tratto dall’enciclica “Populorum Progressio – Lo sviluppo dei popoli” di Paolo VI risalente al 26 marzo 1967
Dedicato in primo luogo a me stesso, poichè ignoravo l’esistenza di tali preziosi messaggi, ma anche a tutti i sacerdoti, con i quali ci si può trovare in disaccordo, ma che giornalmente dedicano il loro impegno al bene del mondo.

mercoledì 16 settembre 2015

Il miracolo della Madonna dei debitori: una Banca onesta

sabato 5 settembre 2015

Una possibile riforma monetaria vaticana

Se io fossi la Zecca Vaticana.
Tratto da: Il Golpe Latino
http://www.iniziativa-moneta-intera.ch/fa/img/Texte_Dokumente_Italienisch/Il_Golpe_Latino_3.pdf


Ancora una volta i ragionamenti dei nostri amici vennero interrotti, e al tempo stesso corroborati e rilanciati, dalla radio: “Cari ascoltatori, abbiamo un collegamento con il Vaticano, dove pare che abbiano preso molto sul serio la rivoluzione finanziaria lanciata da Italia e Spagna. E’ così, Raffaella?”.

“Sì, è proprio così, direttore, anzi, è molto di più. Federico Lombardi, il portavoce del papa, ha convocato una conferenza stampa, al massimo livello internazionale, per domattina alle 11, ma intanto ha accettato di darci qualche anticipazione, e questo è già di per sé un fatto rivoluzionario”.

“Bene, che cosa puoi dirci in proposito?”

“Lombardi ha riferito che, con decorso dalla mezzanotte di ieri, è tornato in vigore lo Scudo Pontificio su tutti i territori governati dalla Santa Sede.
Abbiamo chiesto che cosa cambia rispetto a prima, e Lombardi ha risposto testualmente: ‘Nulla, nei tempi brevi’. Allora un collega ha ribattuto: ‘e nei tempi lunghi?’. Al che Lombardi ha detto che lo Scudo regola solo gli scambi interni, mentre per i rapporti con l’estero continua ad essere utilizzato l’euro. Egli ha poi precisato che la Santa Sede ha denunciato gli accordi monetari vigenti con lo Stato Italiano e con la BCE, dichiarandosi pronta a negoziare fin da subito la
loro revisione, nell’interesse delle rispettive popolazioni”.

“E’ singolare che la Santa Sede, cioè il governo dell’ultima monarchia assoluta rimasta sulla terra, e quasi senza abitanti, faccia riferimento all’interesse
delle rispettive popolazioni... Come dire che la coda di paglia ce l’hanno gli altri stati che si dichiarano democratici. A parte questo, è evidente che la Santa Sede ha voluto avere le mani libere da vincoli internazionali, vuole trattare stando al riparo dello Scudo Pontificio”.

“E’ quello che abbiamo obiettato anche noi a più riprese, ma Lombardi ribaltava ogni volta la frittata dicendo che qualsiasi trattato, se contrario al bene delle persone, è iniquo e deve essere corretto quanto prima. Ma c’è dell’altro, direttore. Abbiamo chiesto se il Vaticano avesse recepito anche la rivoluzione dell’IVA e lui ha risposto: ‘Ciò è nell’ordine naturale delle cose’. Un collega lo ha incalzato, osservando che le politiche fiscali del Vaticano vanno per forza a rimorchio di quelle dello Stato Italiano, ma il portavoce ha precisato di riferirsi proprio all’ordine naturale, così come stabilito da Dio e interpretato nella dottrina sociale della Chiesa, al quale ordine ogni legge e convenzione umana deve uniformarsi”.

“Come dire che anche la rivoluzione dell’IVA è benedetta dalla Chiesa e da Dio ?”.

“ Riporto testualmente: ‘l’IVA è solo un tassello nella completa revisione della disciplina economica e monetaria della Santa Sede, la quale dovrà tradurre in pratica il principio della destinazione universale dei beni naturali’. Ha aggiunto che il papa confida di trovare pieno accordo negli altri governi, grazie al convinto appoggio dei popoli di ogni razza e credo”.

“E siete riusciti ad ottenere qualche anticipazione su altri punti concreti?”

“Lombardi ha riferito che si va verso l’attuazione pratica di quanto già teorizzato nei documenti della Chiesa, dalla Rerum Novarum alla Populorum Progressio, dalla Quadragesimo Anno alla Sollicitudo Rei Socialis, e, cito testualmente, ‘anche in rilevanti contributi di laici devoti’. E qui egli ha citato il programma depositato sulla tomba di padre Pio da un laico molto devoto, nonché illustre giurista, col quale Ratzinger stesso, già prima di diventare papa, era in stretto contatto: il professor Giacinto Auriti, morto sei anni fa”.

“Auriti... questo nome non mi di ce niente... Redazione, riusciamo a trovare qualcosa alla svelta?”.

“Fin che voi cercate, vi anticipo quanto rammentato da un collega: che un giurista , che gli pare si chiamasse proprio Auriti, aveva citato a giudizio i vertici della Banca d’Italia una dec ina di anni fa, con l’accusa di appropriazione indebita della moneta. Al che Lombardi ha detto che il papa è interessato all’annuncio positivo, e autenticamente cristiano, contenuto nelle teorie del professore, molto più che alle denunce da lui fatte, pera ltro coerenti e giuridicamente ineccepibili, perché la moneta deve essere annoverata fra i beni comuni”.

“Ma com’è che noi non ne sappiamo nulla, a parte il ricordo di qualche schermaglia giudiziaria?”.

“Mah, scusi se mi permetto, ma credo che gli ascoltatori non me ne vorranno: pare evidente che, in fatto di politiche finanziarie, la notorietà dei personaggi sia troppo spesso inversamente proporzionale alla loro onestà intellettuale...”

“Vabbè, questo l’hai detto tu... tu te lo puoi permettere perché sei giova ne e senza mire di carriera... Ah ecco ti qua, hai trovato qualcosa, Giovanna?”.

“Sì, c’è un sacco di materiale in internet 44 . Ci sono anche gli auguri che il cardinale Ratzinger fece ad Auriti, per l’Anno Nuovo 2003, riconoscendo che la sua riforma mo netaria è perfettamente coerente con la dottrina sociale della Chiesa”.

“Puoi darci qualche flash sulle proposte di questo Auriti?”

“Ecco... alcune citazioni: ‘La ricchezza è prodotta dal popolo ed appartiene al popolo, e così deve essere per la moneta, ep pure le banche, invece che accreditare la moneta al cittadino come misura della sua ricchezza, gliela addebitano... Tutti possono prestare denaro, tranne chi lo emette: chi lo emette può solo darlo in cambio di beni reali... Come una penna ha valore perché si prevede di scrivere, così la moneta ha valore perché si prevede di comprare... Il valore viene creato non da chi emette la moneta, non dalle banche, ma viene indotto da chi l’accetta, cioè dal popolo... L’usura da interessi è un peccato veniale: il peccato capitale è l’usura del 200% che le banche applicano trasformando la moneta non aurea, che è un loro debito, in un loro credito... Il vero credito è quello certificato da chi riceve una cambiale, la quale, infatti, si estingue col pagamento. Invece la moneta continua a circolare, indebitando sempre più i popoli coi loro governi e arricchendo le banche... Il sistema bancario, invece che essere pagato da noi per il mero servizio di creare le nostre banconote e di smistarle a nostro vantaggio, di fatto si è appropriato della moneta che invece, di diritto, appartiene a noi...”.

“Basta così, per carità! Pare che tutta la finanza sia davvero pervertita, fin dalle fondamenta...!”

“Infatti il professore fa risalire il peccato originale al 1694, anno di fondazione della Banca d’Inghilterra. Egli era riuscito a far presentare, per due legislature consecutive, una proposta di legge che restituisce al popolo la sovranità sulla moneta”...

“Proposta mai discussa, immagino”..

 “Già... Ho anche trovato un articolo sul mensile ‘Chiesa Viva’ di Brescia che riferisce sull’attuazione pratica della ‘Moneta del Popolo’ a Guardiagrele, paese natale di Auriti, in Abruzzo. Dice che il SIMEC (SIMbolo EConometrico di Valore Indotto) del professore era perfettamente in linea coi dettami della nostra Costituzione, oltre che con la dottrina sociale della Chiesa. Dice che il SIMEC aveva raddoppiato il potere d’acquisto della gente, ma che fu soffocato con rappresaglie illegittime...”.

“Ma siamo vittime di un’allucinazione collettiva, o cosa?...”

“Beh... le posso citare ancora Auriti: ‘Le cose più difficili ad osservare sono le cose ovvie, come i tuoi baffi, che tu non vedi perché li hai sotto il naso’... Tornando alla conferenza stampa, qualcuno ha chiesto quale sia il tasso di cambio Scudo - Euro. Lombardi ha detto 1 a 1 ed ha aggiunto, come parlando di cose ovvie, che lo scudo si deprezzerà ogni anno, ‘come le sostanze radioattive che decadono del 50% ogni anno’, ha detto...”.

“Cosa? Sei sicura di avere capito bene?”

“Certo, lo abbiamo tempestato di domande, e lui ha precisato che il denaro è diabolico perché immortale, perciò ‘è cosa buona e giusta che il denaro arrugginisca’. Ad ogni modo, per i dettagli tecnici ci ha rinviati alla conferenza stampa. Infine ha annunciato che il 21 Settembre si terrà in Vaticano una Consensus Conference, cui sono invitati tutti i capi di Stato e i direttori delle competenti agenzie internazionali. La conferenza sarà facilitata da eminenti monetaristi ed avrà per titolo: ‘Se io fossi la Zecca Vaticana’... ”

“Incredibile! Fammi tradurre in parole povere, a beneficio degli ascoltatori: il papa dice che la sua rivoluzione monetaria è ispirata dai massimi studiosi che contestano l’attuale sistema. Dice che quegli studiosi, fra poco più di tre mesi, saranno riuniti in Vaticano, in teoria per esporre le loro idee su come condurre la politica monetaria di quello staterello, in pratica per insegnare al resto del mondo come bisogna fare... Incredibile!”

“Ed ecco la chicca finale, direttore. Di fronte al nostro rinnovato assalto, Lombardi ha tagliato corto, ha salutato e, uscendo, ha precisato che il 21 Settembre è la festa di san Matteo Evangelista. Poi, con un sorrisetto quasi impercettibile, ha aggiunto: ‘ ... protettore dei banchieri... e ne avranno bisogno!”.

Note:

Il sito ufficiale del SIMEC di Auriti è:
http://www.simec.org/sim/

La proposta di legge:
http://legxv.camera.it/_dati/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp?codice=15PDL0002550

venerdì 4 settembre 2015

Intervista a Marco Saba su Radio Amore


martedì 11 agosto 2015

Giacinto Auriti su moneta popolare e dottrina sociale della chiesa